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Incubi e Sogni
Incubi e Sogni - di Fabio Porfidia
Due uomini prestavano guardia e a giudicare dallo sguardo vigile, dalla postura fiera e dalla rapidità con cui estrassero le grosse spade, fu chiaro che la notte passata in bianco non avesse minimamente rallentato i loro riflessi.
Pur sovrastandoli in altezza di almeno una spanna, Malisken non poté fare a meno di sentirsi gracile al loro cospetto.
Sotto i mantelli di lupo, la pelle cotta dal sole e segnata dalle numerose cicatrici di battaglia si tendeva su muscoli possenti, ridisegnando i tendini sui colli taurini e sugli avambracci protetti solo da poche bande di cuoio rinforzato.
Nudi fino alla cintola, indossavano come lui pratiche braghe da viaggio di grezza tela color della terra, con la differenza che intorno alla vita recavano grosse cinture per le armi e i foderi.
Il meno imponente dei due rimase fermo, scrutandolo con piglio inflessibile sotto le folte sopracciglia castano chiaro, la bocca incurvata in un broncio intollerante e la spada levata in sfacciato segno di minaccia.
L’altro, dalla bionda capigliatura, selvaggia quanto la barba che gli vestiva il mento, avanzò e Malisken arrestò il proprio passo, allargò le braccia e si sottopose paziente all’esame rituale, senza mostrare il più vago disappunto.

Cit. "Mappa per l'Abisso" - Cap.3

La Caduta - di Fabio Porfidia
Il giorno si era rabbuiato in fretta e prometteva tempesta imminente, una cornice adeguata al termine di una giornata di estenuanti combattimenti.
Adriel non aveva nemmeno provato a innalzare la propria tenda, troppo stanco e sporco per disdegnare che un po’ di acqua si abbattesse su di lui.
E poi bastava guardarsi intorno.
Poco distante, alcuni scudieri stavano lottando con teli e stendardi per accontentare i loro signori e preparare un riparo degno di eroi vittoriosi, ma a giudicare dai progressi fatti era evidente che quella battaglia la stavano perdendo. Le raffiche di vento irregolari strappavano dalle mani i drappi prima che potessero essere fissati, facendoli schioccare nell’aria in modo selvaggio e frustrando ogni tentativo con una determinazione che aveva del beffardo.
Adriel avrebbe sorriso, forse li avrebbe anche aiutati a governare i cavalli che si agitavano, inquieti come vergini il giorno delle nozze, invece distolse lo sguardo e lo riversò sulle proprie mani.
Erano livide e scorticate, ma soprattutto erano sporche di sangue.

Cit. "Mappa per l'Abisso" - Cap.1

La Caduta
Il Mare di Legno - Spregiudicia
Il Mare di Legno - Spregiudicia - di Fabio Porfidia
Sotto una cortina di pioggia battente, il ponte della Spregiudicia gli apparve nero e deserto, annaffiato a ondate dal mare che si aggrappava sui fianchi della nave, si slanciava sui parapetti e si ripiegava, gettandosi con foga sul legno e trascinando con sé tutto ciò che trovava lungo il tragitto.
I lampi si susseguivano a un ritmo folle, distendendo i lividi artigli verso l’alberatura del vascello, quasi lo volessero contendere all’abbraccio possessivo del mare in tempesta.
Era un inferno.
Aggrappandosi malfermo alla balaustra, percorse un tratto del fianco della nave, nel tentativo di raggiungere il boma della vela di trinchetto. Le corde si erano spezzate e il grosso legno oscillava libero, preda dei capricci della bufera, aggiungendo instabilità alla prua.
Lontano, sullo sfondo di un cielo che rombava senza fine, udì a malapena la voce del capitano gridare qualcosa, nel suo tono un ché di terribile e urgente che gli infuse nuova determinazione.

Cit. "Mappa per l'Abisso" - Cap.2

Il Mare di Legno - Kalistea - di Fabio Porfidia
Senza lasciare che l’attesa prendesse troppo il sopravvento, chiuse le dita intorno alla pallida mano che stringeva la coperta e la scostò dal viso della donna con pacata determinazione.
Fu come aver soffiato via un velo di nuvole nere dal volto di Naeviel, l’Astro Cinereo.
Una cascata di riccioli castani le abbracciava le spalle, scivolando spettinata lungo il collo sottile sulla pelle bianca e acerba, e i lineamenti erano quelli di una fanciulla sul confine dell’innocenza.
Non si rese conto del tempo che lasciò trascorrere ammirandola, finché lei non si morse il labbro inferiore, incapace di trattenere la tensione.
Veterano di mille battaglie e avventure, si sorprese disarmato da quel semplice gesto e le sfiorò la guancia con il dorso delle dita, tuttavia sorridendole in un modo che forse a lei doveva sembrare sinistro.

Cit. "Mappa per l'Abisso" - Cap.2

Il Mare di Legno - Kalistea
Nemesi
Nemesi - di Fabio Porfidia
Dopo ore infinite di attesa, agguati e pedinamenti, l’aveva infine trovata, ma ora si chiedeva chi tra loro due fosse la vera preda.
Più abile di quanto avesse sospettato, l’avversaria aveva reso chiara, con pochi fendenti, la spietata determinazione a non farsi catturare viva.
Non poteva biasimarla.
La furia del primo scambio ora si era d’improvviso placata e per Rill non fu difficile comprenderne il motivo. Sulle spalle il mantello si levava nell’abbraccio del vapore ascendente, schioccando nel silenzio teso degli sguardi delle due contendenti. Se la guerriera, apparentemente disarmata e con i piedi al confine del baratro, non aveva più stanza per muoversi, anche la sua contendente non poteva caricarla senza rischiare di cadere a sua volta.

Cit. "Mappa per l'Abisso" - Cap.4

Sulle Orme di Ponente - di Fabio Porfidia
La reazione alla vista del drow prigioniero non si fece attendere.
Davanti alle asce sollevate in aperta minaccia, il nano dalla folta barba rossa non indietreggiò, imponendosi da impareggiabile condottiero quale doveva essere e frenando la carica dei più infervorati con puro carisma.
«Voglio gli altri!», rombò autoritario, sovrastando il tumulto.
Le parole fecero breccia nei guerrieri e li quietarono quel tanto che bastava a non indurli a pressare oltre, ma gli sguardi rimasero grondanti di ardente odio.
«Con tutto il rispetto, Thane, è una follia! Non ci condurrà mai da loro!», protestò un nano sotto una bizzarra barba bianca separata in due grosse ciocche tronche.
«L’hai guardato, Gheathnor?», rise sprezzante il Thane, «È un elfo scuro! Tradirebbe la sua stessa madre per salvarsi la vita!».
Soprattutto sua madre”, lo corresse in segreto Zhennuken, incapace di trattenere un freddo sorriso nell’udire quelle parole.

Cit. "Mappa per l'Abisso" - Cap.6

Sulle Orme di Ponente
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