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Genesi di Atheris - Mappa per l'Abisso


Capitolo 1 - La Caduta
Così doveva finire in fondo.
Un granello di sabbia nella clessidra del mondo.
Il Tempo annuì e lo invitò.
“Piega le ginocchia ora.
E cadi”.
Capitolo 1
Le nubi si erano addensate sopra la vallata e il vento scaricava su uomini e cavalli una cacofonia di odori fatta di pioggia, cuoio, salsedine e sangue.
Il giorno si era rabbuiato in fretta e prometteva tempesta imminente, una cornice adeguata al termine di una giornata di estenuanti combattimenti.
Adriel non aveva nemmeno provato a innalzare la propria tenda, troppo stanco e sporco per disdegnare che un po’ di acqua si abbattesse su di lui.
E poi bastava guardarsi intorno.
Poco distante, alcuni scudieri stavano lottando con teli e stendardi per accontentare i loro signori e preparare un riparo degno di eroi vittoriosi, ma a giudicare dai progressi fatti era evidente che quella battaglia la stavano perdendo. Le raffiche di vento irregolari strappavano dalle mani i drappi prima che potessero essere fissati, facendoli schioccare nell’aria in modo selvaggio e frustrando ogni tentativo con una determinazione che aveva del beffardo.
Adriel avrebbe sorriso, forse li avrebbe anche aiutati a governare i cavalli che si agitavano, inquieti come vergini il giorno delle nozze, invece distolse lo sguardo e lo riversò sulle proprie mani.
Erano livide e scorticate, ma soprattutto erano sporche di sangue.
Chiuse gli occhi e strinse meglio i brandelli del mantello intorno a sé, calcando il cappuccio sulla fronte per nascondere la smorfia disgustata che gli aveva increspato le labbra. Anche così però, al di là delle bestemmie di servi e scudieri intenti nei compiti più ingrati, i canti stonati e volgari dei combattenti che festeggiavano la vittoria lo raggiunsero.
«Sta per piovere Adrì! Vero che te ne sei accorto?» la voce che lo scosse vibrò nel solito tono scanzonato e quasi petulante, ma per lui ebbe un sapore piacevolmente familiare. Riaprì gli occhi per piantarli sulla borraccia che l’amico gli stava sventolando davanti al naso e improvvisamente ricordò di avere sete.
«Vero, ma un po’ d’acqua non ha mai ucciso nessuno…» si interruppe per ingollare un lungo sorso e si pulì le labbra con il polso prima di continuare con voce più chiara: «…dovresti farci pace anche tu Valanjr, anche solo per berla ogni tanto.»
Il mercenario si strinse nelle spalle e sedette accanto a lui.
«Questa roba fa schifo… ma almeno la chiamano vino ed è un nome che mi fa felice» lo liquidò, tendendo eloquentemente la mano per riavere la borraccia e servirsi a sua volta.
Adriel lo squadrò, cercando di carpire, al di là del cuoio e della ferraglia che indossava, se e quanto fosse ferito. Fu sollevato nel vedere che, a eccezione di una manciata di brutte abrasioni e lividi, era solo sporco, come lo era anche lui del resto.
Apparentemente ignaro di quello sguardo indagatore Valanjr rovesciò indietro la testa e si dissetò, senza curarsi troppo dei rivoli rossi che gli colavano sul mento e lungo il collo.
Cosa facesse di lui un amico, Adriel non avrebbe saputo proprio dirlo.
Erano diversi in tutto.
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